mercoledì 29 luglio 2015

Identità Golose, "100 chef per 10 anni" e... il meglio devi ancora viverlo.




Milano, 23 luglio, ore 16: dire che il caldo è soffocante è riduttivo, non rende “giustizia”.
Milano, 23 luglio, ore 16, Stazione Centrale, Sala Reale: Identità Golose e chef a perdita d’occhio, il caldo soffocante si fa sopportabile e non si sente più. L’atmosfera è così entusiastica, le emozioni così palpabili.
Siamo alla presentazione del libro di Identità Golose dedicato ai suoi 10 anni e, come dice Paolo Marchi: “il meglio devi ancora viverlo.” “100 chef per 10 anni” questo il titolo del libro -edito Mondadori Electa- che non vuole, appunto, essere né una celebrazione né un consuntivo ma un modo per raccontarsi e guardare avanti, un’occasione  per buttare un occhio a ciò che è stato, a ciò che è cambiato, ai volti di molti chef che all’inizio di Identità Golose erano agli inizi ed ora stanno segnando la storia della cucina e che ancora la segneranno.
Come sempre non aspettatevi da questo articolo una vera recensione: il libro l’ho solo sfogliato, per ora, e non è neanche” raccontabile”: vorrei solo restituirvi un  po’ di quell’atmosfera, del sentire e delle idee che stanno alla base di Identità Golose e degli chef che via via si sono succeduti sul suo palco.
 
 
 
Qualche nota però sul volume ve la do a partire dagli autori: Paolo Marchi per il coordinamento generale, Carlo Passera e Annalisa Cavalieri per i testi, Francesca Brambilla e Serena Serrano per la maggior parte delle fotografie ed , infine, Giulia Corradetti per il coordinamento editoriale.
Ogni cuoco viene raccontato attraverso un testo ed immagini: un ritratto fotografico, una stringata ma esauriente biografia, quattro domande uguali per tutti “Quando hai deciso di diventare cuoco?”; “Qual è il piatto che più ti rappresenta e l’ingrediente che ami di più?”; “Quale piatto avresti voluto inventare?”; “Tua mamma ti coccolava con…”, ed, infine, la foto e la ricetta del piatto più rappresentativo.
 
 
 
 
Torniamo alla presentazione e veniamo alle prima parole di Massimo Bottura che del libro ha scritto la prefazione. La cucina … la cucina è artigianato. Il cuoco deve cucinare cibo buono. L’artista è un’altra cosa, è colui che rende l’invisibile a tutti: la grande umiltà, la mente in continua attività quasi frenetica di Bottura è impressionante: parla, racconta e un’idea si interseca all’altra, da una ne nasce un’altra tanto  che  quasi si fa fatica a stargli dietro.
Gli si chiede come sarebbe stata la cucina senza Identità Golose. Con Identità Golose, afferma, i cuochi hanno avuto la possibilità di esprimere le proprie idee, di mostrare la progettazione dei propri piatti, di far conoscere le proprie ricette. Il convegno è un luogo dove si osserva, si aprono le proprie prospettive, si impara con approccio umile, occhi ed orecchie aperte. Guardare, imparare, mettere in pratica facendo proprio perché la cucina continua a cambiare e cambia anche grazie a questo scambio.
Anche il progetto del Refettorio Ambrosiano non sarebbe stato possibile senza Identità Golose, senza quella condivisione ed unione fra chef. “La cucina non è solo qualità degli ingredienti ma qualità delle idee” dice.
Tocca a Paolo Marchi  fare un punto su come la cucina è cambiata negli anni. La cucina, sottolinea, si è evoluta,  ora è molto più ampia sotto tutti i punti di vista. Se ne hanno molte  più informazioni, ora è molto più proiettata fuori dalla cucina in senso stretto. Ora si conosce di  più della cucina e degli chef . E molta è la voglia di condividere fra chef le proprie idee, la propria cultura.
E qui si aggancia Bottura con un concetto molto  bello ed importante con cui vorrei chiudere questo breve racconto. Lo chef, parlando della possibilità in Expo di conoscere culture e cucine… “E’ una cosa incredibile: la contaminazione genera scintille di novità ma deve essere contaminazione saggia non selvaggia.” Il conoscere le altre cucine arricchisce la propria se si rivede e ripensa al tutto guardando e pensando alla propria storia e tradizione e riportando tutto ad essa, trovando nuovi stimoli e suggerimenti per riscoprirla, valorizzarla, farla continuare a vivere evolvendosi: la tradizione evolve.
La presentazione è terminata nel modo migliore con cui poteva concludersi: una simpatica foto di gruppo della maggior parte degli chef raccontati nel libro dalla balconata del mezzanino della stazione centrale. Una  bellissima macchia bianca di cucina  idee, cultura ed amicizia.
 

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